E’ possibile un sistema di valutazione friendly? di Giancarlo Cerini Gio, 18/08/2011

Riepilogo dell stato dell’arte con qualche ulteriore aggiornamento, soprattutto in materia di valutazione “di sistema” [1].

Cosa ci dice la valutazione di sistema

Alcune domande preliminari si impongono: ci serve un sistema nazionale di valutazione? Agisce contro o dalla parte della scuola? E ancora: si possono utilizzare gli esiti delle rilevazioni nazionali ed internazionali degli apprendimenti (Ocse, Invalsi, ecc.) per giudicare della bontà di un sistema scolastico?

Certamente le informazioni ricavate dalle indagini citate non ci dicono tutto, ma sono un indizio da non trascurare. Gli ultimi dati disponibili (Indagine Pisa 2009) segnalano un leggero miglioramento negli apprendimenti degli allievi italiani rispetto alla precedente indagine del 2006, accompagnato però da alcuni elementi di criticità che tendono a cristallizzarsi:

a) un divario “storico” tra le regioni del nord, del centro e del sud (che però va riducendosi, anche a seguito di azioni compensative nelle regioni del sud interessate da “obiettivo convergenza”);

b) un divario “storico” tra i risultati degli allievi frequentati diverse tipologie di istituti superiori (con una sofferenza evidente negli istituti professionali e nella formazione professionale);

c) un aumento dell’incidenza dei fattori socio-culturali (contesto ambientali e ceto di appartenenza degli allievi) sul “rendimento” degli allievi;

d) un aumento della dispersione dei risultati, sia tra scuole dello stesso tipo, sia tra gli allievi (sono in aumento sia le fasce di eccellenza, sia le fasce di criticità).

Analoghe evidenze sembrano emergere dagli esiti delle indagini dell’Invalsi, anche se condotte con modalità e per finalità diverse (più per offrire dati informativi alla scuola, piuttosto che per analizzare e confrontare i dati delle singole scuole).

Valutazione di Cerini.doc
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